Quando il capo è social..

da eventreport.it

Anche la leadership passa oggi per il web. Secondo il 76% dei top manager delle maggiori aziende dei cinque continenti, perincrementare la reputazione aziendale,potenziare il business e motivare i dipendenti è ormai necessario che il capo – l’amministratore delegato o comunque la figura al vertice dell’organizzazione – sia attivo e visibile in rete, abbia un elevato grado di sociability e sia pronto a presidiare i canali online.

A dirlo è la multinazionale delle relazioni pubbliche Weber Shandwick, che ha condotto lo studio The Social CEO: Executives Tell All intervistando 630 dirigenti di aziende con fatturato superiore ai 500 milioni di dollari in 10 paesi dei cinque continenti. Dalla ricerca emerge il concetto che la misura del successo della leadership aziendale è data non più soltanto dai volumi di fatturato o dal valore azionario, ma anche dalla capacità del leader di comunicare efficacemente con gli stakeholder dell’azienda (dipendenti, azionisti, clienti, consumatori, istituzioni) nei luoghi dove si svolge tanta parte della comunicazione, è cioè online.

Secondo le stime di Weber Shandwick, il 42% dei grandi capi d’azienda sono già oggi attivi online, e la previsione è che nei prossimi 5 anni si assisterà a un rapido incremento che ne porterà il numero a toccare quota 63%. Presidiare la rete, però, non significa necessariamente (sarebbe poco realistico) che tutti gli amministratori delegati debbano avere un profilo Facebook o un account Twitter da cui twittare fra una riunione e l’altra: il messaggio, la presenza e la comunicazione possono essere veicolati anche attraverso il sito istituzionale (lo fa già il 62% di quelli che non appaiono sui social media) oppure l’intranet aziendale, utilizzata oggi dal 50% dei capi d’azienda per comunicare con i dipendenti.

Secondo i top manager intervistati, è bene che il CEO (amministratore delegato) sia social, o comunque attivo online, per una molteplicità di motivi: per condividere notizie e informazionisull’azienda, accrescere la reputazione aziendale (che contribuisce per il 60% al valore di mercato dell’organizzazione), mostrare che l’azienda è innovativacomunicare con i dipendenti e dare loro modo di comunicare direttamente con lui, “umanizzare” l’azienda,costruire rapporti positivi con il mercato, con i clienti, i consumatori e i media. In definitiva, secondo più del 70% dei manager interpellati un amministratore delegato che si fa vedere e sentire online contribuisce in maniera significativa a incrementare le performance di business.

Un precedente studio di Weber Shandwik aveva rilevato che i top manager attribuiscono alla reputazione individuale dell’amministratore delegato il 49% della reputazione aziendalee sottolineava che l’81% degli amministratori delegati delle aziende più ammirate del mondo (che figurano nella classifica World’s Most Admired Companies di Fortune) sono presenti in rete, a conferma che i CEO delle aziende con la migliore reputazione hanno riconosciuto, in misura maggiore di altri, la relazione fra il “social engagement” e l’immagine positiva dell’azienda.

Weber Shandwick ha quindi messo a confronto i profili dei capi d’azienda più social, cioè quel 36% che partecipa alla conversazione online almeno una volta la settimana, identificandoi comportamenti che li accomunano e che costituiscono la base per definire il profilo “ideale” del social CEO. Eccone i 7 tratti distintivi:

1. È presente su più canali. Il social CEO non si limita al tweet o al post estemporaneo, ma definisce una strategia che gli consenta di veicolare i contenuti aziendali su più piattaforme.

2. Ha un proprio blog. Il social CEO dà valore a una comunicazione fatta di contenuti originali e articolati che diano significato e profondità, contestualizzandole, alle sue prospettive e punti di vista.

3. Sfrutta il sito aziendale. Quasi tutti i social CEO scrivono sul sito istituzionale perché ne comprendono la funzione fondamentale: chiunque cerchi informazioni sull’azienda, infatti, ne visita per prima cosa il sito. Inoltre, il sito aziendale può centralizzare contenuti in diversi formati (testi, video, foto).

4. È autore dei propri contenuti. Il 63% dei CEO con un alto grado di sociability scrive autonomamente i propri post. Probabilmente, l’assiduità nella produzione rende il processo più snello ed efficiente se condotto in prima persona, a tutto vantaggio della genuinità degli scritti.

5. È proiettato verso il futuro. I capi d’azienda molto attivi sul web e sui social sono percepiti come più avanzati e proiettati verso il futuro rispetto ai loro omologhi poco o per nulla presenti su questi canali. I social CEO hanno capito che il social web è il futuro della distribuzione dei contenuti e vogliono essere parte di questa rivoluzione in atto nella comunicazione.

6. È spontaneo ma non troppo informale. Il tono della comunicazione, proprio perché prodotta in prima persona, è spontaneo: pur senza rinunciare alle formalità proprie del ruolo, il social CEO trasmette però il messaggio di essere pronto, non paludato, e di sapere reagire velocemente per cogliere le opportunità.

7. Coinvolge tutte le tipologie di stakeholder. Più dei loro omologhi, i social CEO indirizzano la propria comunicazione a target esterni all’azienda (altri capi d’azienda, investitori, media, potenziali dipendenti) per sfruttare tutte le potenzialità della socialbilità a favore della propria organizzazione.

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